Perché praticare yoga?

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L’esperienza della pratica yoga ci conduce dal fare all’essere: dal momento in cui ci distendiamo sul tappeto abbandoniamo la fretta che contraddistingue sempre le nostre azioni a favore di un tempo sospeso che ci permette di essere e basta. Non ci sono obbiettivi da raggiungere, solo il piacere e il privilegio di sentire ed esplorare il proprio corpo in libertà. Ecco perché pratichiamo per lo più a occhi chiusi: quando lo sguardo si libera dalle distrazioni esteriori, diviene più facile entrare in contatto con la nostra interiorità e mantenerci ancorati al presente attraverso l’ascolto delle sensazioni e del respiro. Allora possiamo lasciarci guidare dalle parole, e dai silenzi, dell’insegnante per sperimentare un modo diverso di muoverci: non più gesti meccanici che separano, ma un flusso interiorizzato che unisce, che affiora dal profondo, dal proprio centro. Non si fa il movimento, si è il movimento; non si fa yoga, si sperimenta lo stato di yoga, e questa esperienza è ogni volta diversa. Asana non è l’obbiettivo da raggiungere a tutti i costi: quello che conta è il viaggio, non la meta. Così la postura non è qualcosa di spettacolare da vedere o da fare per gratificare il proprio ego, ma qualcosa che si sente e che emerge dal corpo, in modo del tutto personale e individuale. Allora asana può diventare un luogo di incontro con il proprio sé.