ELOGIO DEL SILENZIO

“Elogio del silenzio nell’età del frastuono”: si intitolava così un intervento di Corrado Augias apparso qualche mese fa su Repubblica

Il suo contenuto mi è tornato alla mente di recente in quanto  il silenzio, che cerco di preservare con grande cura durante le lezioni di yoga, è stato messo a  dura prova  dai miei  vicini di casa. Dopo aver temporeggiato per alcuni giorni per capire se il frastuono fosse occasionale o la prassi, ho deciso di intervenire invitando gentilmente queste persone a essere un po’  meno rumorose. Con  successo, anche se la reazione iniziale è stata di fastidio e faceva supporre ben altro.

E qui riprendo quanto scritto da Augias: “I rumorosi rivelano la speciale capacità di ignorare i diritti degli altri alzando la propria voce in conversazioni e dibattiti o con strumenti di vario tipo. Il silenzio è un ornamento della parola, la nutre di significati e sfumature… Si impone la centralità della parola che elimina gli spazi della contemplazione e della meditazione… A teatro, nella musica e nella vita le pause di silenzio danno valore, forza e respiro alle parole e ai suoni … Sembra quasi si abbia paura del silenzio considerato rappresentazione del vuoto… si evita il silenzio per evitare domande fondamentali, si dedica gran tempo al cellulare per comunicare il nulla, si usa meno la parola per un sincero dialogo con il prossimo.”

Il silenzio è in grado a volte di comunicare meglio e più delle parole, esistono stati d’animo che solo il silenzio riesce a esprimere. Augias conclude citando Shakespeare: ”Il silenzio è il miglior araldo della gioia; la mia sarebbe una gioia da nulla se riuscissi a descriverla.”

E con questo non c’è davvero più nulla da aggiungere se non tacere.