Perché dovremmo meditare? Ce lo spiega l’uomo più felice del mondo

30 Giugno 2016

“L’uomo più felice del mondo”. Così è stato definito Matthieu Ricard, genetista francese che a un certo punto della sua vita ha deciso di diventare monaco buddista. I ricercatori dell’Università del Wisconsin hanno studiato il suo cervello per valutare gli effetti della meditazione sulla mente e hanno confermato che questa pratica, se fatta con regolarità, accresce la sensazione di benessere sul piano sia fisico che mentale. Ecco l’articolo completo.

Nel nostro cervello c’è la chiave della felicita’ – di Luca Avoledo
http://www.confidenze.com/natura/il-segreto-delluomo-piu-felice-del-mondo/

Due o tre sere fa mi è capitato in mano un articolo su Matthieu Ricard. Il titolo del pezzo lo presentava come “l’uomo più felice del mondo”, l’appellativo che gli fu attribuito dopo una serie di studi sul suo cervello capitanati dall’Università del Wisconsin. Ricard è un genetista francese che a un certo punto della sua vita ha scelto di diventare monaco buddista, trovando nelle montagne dell’Himalaya la sua patria d’adozione, e che oggi è molto vicino al Dalai Lama.
Qualche anno fa Ricard fu coinvolto in un progetto di ricerca per valutare gli effetti della meditazione sul funzionamento della mente. Si scoprì che, mentre questo signore meditava, veniva sollecitata in modo spiccato una specifica area del suo cervello, la corteccia prefrontale sinistra, e che questo si traduceva in una cascata di segnali biochimici, tutti collegati alla diffusa percezione di benessere nel corpo e di felicità sul piano spirituale. Non solo: le cellule nervose di Ricard emettevano livelli di onde gamma (quelle connesse all’apprendimento e alla memoria) mai registrati prima nel corso di esperimenti scientifici.

L’uomo più felice del mondo ci ricorda che la serenità non è solo l’effetto di circostanze esterne (una relazione riuscita, un lavoro di successo, una bella casa) e che la capacità di imparare cose nuove non declina per forza con l’età. L’una e l’altra possono essere intenzionalmente potenziate e coltivate nel tempo.
Ricard è il testimone illustre della plasticità del cervello umano, del cervello di ognuno di noi, che magari non abbiamo studiato genetica e non frequentiamo il Dalai Lama. Con un po’ di pratica, tutti possiamo ottenere cambiamenti cerebrali simili per qualità a quelli riscontrati nel monaco francese e provare così un maggior numero di sensazioni positive, oltre che scoprirci più lucidi e vigili nel nostro quotidiano.
Da che parte cominciare? Pesco uno dei suggerimenti per essere più felici dello stesso Ricard: scegliere di soffermarsi per 15 minuti al giorno su pensieri piacevoli e sentimenti positivi. Ci avrai fatto caso: spesso siamo abilissimi nel rimuginare su quello che non va, ma quando succede qualcosa di bello a volte mente e cuore non fanno in tempo a captarne il sapore che sono già incupiti dalla paura che finisca, inquinati dall’ombra di una preoccupazione o sviati da una distrazione qualsiasi.
Ricard consiglia invece di indulgere nella felicità, quando la proviamo. Di coltivare i buoni pensieri quasi fossero tesori. Ogni giorno, per un quarto d’ora. Come un muscolo sotto allenamento, il cervello rinforzerà le aree capaci di sentire la felicità, di crearla e di farla crescere.